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venerdì 29 luglio 2016
giovedì 28 luglio 2016
mercoledì 27 luglio 2016
Procura della Repubblica di Asti il 19-05-2016 ha emesso un provvedimento di sospensione delle procedure esecutive, nonché dei ratei di mutuo e degli altri adempimenti, anche fiscali, questi ultimi per 3 anni, come previsto dall' art. 20 della l. 44/99.
martedì 26 luglio 2016
venerdì 22 luglio 2016
IN RICORDO DELLA PERDITA' DEL GIUDICE MICHELE BARILLARO.

Oggi, a quattro anni dalla sua tragica scomparsa avvenuta il 23 luglio 2012, desidero dedicare un pensiero al giovane MAGISTRATO MICHELE BARILLARO, figlio dell'amico Raffaele Barillaro, affinché rimanga vivo il suo ricordo.
Ecco alcuni scritti su di lui.
MICHELE BARILLARO, IL MAGISTRATO ANTIMAFIA GIÀ DIMENTICATO (di Paolo Minucci)
Oggi, tre anni fa, moriva un servitore dello Stato dal nome poco altisonante. Si chiamava Michele Barillaro ed era un magistrato.
Barillaro moriva, insieme ad altre due persone che l’accompagnavano, il 23 luglio del 2012 in un incidente d’auto in Namibia; uno scontro frontale della sua autovettura con un camion (illeso il conducente). Solo pochi giorni prima, il 9 luglio, il ministero dell’Interno aveva stabilito che la scorta non era più un elemento necessario per la salvaguardia della sua vita e la vicenda aveva destato non poche polemiche.
Barillaro non era un magistrato qualunque. Aveva ricevuto segnali inquietanti dalla criminalità organizzata che lui combatteva, e solo una settimana dopo la rimozione della scorta, gli fu infatti indirizzata una minaccia di morte che più chiara non si può, recapitata con una lettera anonima all’Adnkronos, con una scritta in rosso che recitava così: "Compagni!!!! Barillaro senza scorta, senza più celerini che lo guardano come un bambino idiota: che regalo!! Grazie ai neri burocrati suoi degni compari che l’hanno giustiziato con le loro mani!! Ladro di Stato era ora! Fascista e impunito!! Gli scrivani del popolo diventano giustizieri della storia. I Compagni lo manderanno a far compagnia a un altro fascista vent’anni dopo via d’Amelio. Barillaro è il nostro regalo di compleanno”.
Fascista, idiota, ladro. Gli epiteti, tuttavia, non destarono troppo scalpore sulla stampa nazionale, a parte qualche articolo di cronaca, e si spensero pochi giorni dopo, con la sua morte a lavar le coscienze.
Oggi, tre anni fa, moriva un servitore dello Stato dal nome poco altisonante. Si chiamava Michele Barillaro ed era un magistrato.
Barillaro moriva, insieme ad altre due persone che l’accompagnavano, il 23 luglio del 2012 in un incidente d’auto in Namibia; uno scontro frontale della sua autovettura con un camion (illeso il conducente). Solo pochi giorni prima, il 9 luglio, il ministero dell’Interno aveva stabilito che la scorta non era più un elemento necessario per la salvaguardia della sua vita e la vicenda aveva destato non poche polemiche.
Barillaro non era un magistrato qualunque. Aveva ricevuto segnali inquietanti dalla criminalità organizzata che lui combatteva, e solo una settimana dopo la rimozione della scorta, gli fu infatti indirizzata una minaccia di morte che più chiara non si può, recapitata con una lettera anonima all’Adnkronos, con una scritta in rosso che recitava così: "Compagni!!!! Barillaro senza scorta, senza più celerini che lo guardano come un bambino idiota: che regalo!! Grazie ai neri burocrati suoi degni compari che l’hanno giustiziato con le loro mani!! Ladro di Stato era ora! Fascista e impunito!! Gli scrivani del popolo diventano giustizieri della storia. I Compagni lo manderanno a far compagnia a un altro fascista vent’anni dopo via d’Amelio. Barillaro è il nostro regalo di compleanno”.
Fascista, idiota, ladro. Gli epiteti, tuttavia, non destarono troppo scalpore sulla stampa nazionale, a parte qualche articolo di cronaca, e si spensero pochi giorni dopo, con la sua morte a lavar le coscienze.
Michele Barillaro era un magistrato tosto, non politically correct (quantomeno discutibile la sua passione per la caccia), che ebbe l’opportunità, senza lasciarsela scappare, di essere presente in passaggi cruciali della recente storia giudiziaria italiana. Aveva redatto, infatti, la sentenza nel processo Borsellino Ter, il processo che si occupava della strage di via D’Amelio, così come si era occupato di quella per il processo a Totò Riina (e ad altri) per l’attentato contro Giovanni Falcone del 1989 sulle Coste dell’Addura. Aveva poi, tra le altre cose, seguito le piste degli anarco-insurrezionalisti (denunciandone gli affari con le mafie italiane soprattutto sul litorale toscano), riuscendo a portare alla luce un giro di riciclaggio di denaro verso la Cina per un valore di 4,5 miliardi di euro.
Ma tant’è, gli tolsero la scorta. Aveva 45 anni quando morì. Ancora in vita, per la sua attività contro la mafia aveva ricevuto il premio internazionale "Rosario Livatino” e in quell’occasione aveva sottolineato l’imbarazzante cambio di registro di una parte degli italiani su Paolo Borsellino all’indomani della sua morte quando, invece, da vivo, lo stesso magistrato aveva attirato diverse antipatie sia politiche che giornalistiche.
Oggi è difficile ricordarsi di Michele Barillaro. Sembra non esservene traccia. È difficile convincersi che solo due anni fa era qui, in mezzo a noi, lavorando per un futuro migliore.
Espressione di un paese che, con coraggio, ancora si batte contro un passato tentacolare fatto di politica e denaro, mafia e potere, il magistrato calabrese morto in Africa (in circostanze che non furono mai chiarite nel dettaglio) è a tutti gli effetti parte di una categoria tutta italiana, adagiata tra sacro e profano, tra menzogne (ufficiali) e verità (nascoste): i santi laici.
Martiri in vita e martiri in morte di uno Stato assente, nella migliore delle ipotesi.
Espressione di un paese che, con coraggio, ancora si batte contro un passato tentacolare fatto di politica e denaro, mafia e potere, il magistrato calabrese morto in Africa (in circostanze che non furono mai chiarite nel dettaglio) è a tutti gli effetti parte di una categoria tutta italiana, adagiata tra sacro e profano, tra menzogne (ufficiali) e verità (nascoste): i santi laici.
Martiri in vita e martiri in morte di uno Stato assente, nella migliore delle ipotesi.
TRATTO DA WIKIPEDIA:
Michele Maria Barillaro nato a Reggio Calabria il 27 agosto 1967 e morto a Okahandja, il 23 luglio 2012.
Michele Maria Barillaro nato a Reggio Calabria il 27 agosto 1967 e morto a Okahandja, il 23 luglio 2012.
Michele Barillaro si è laureato in giurisprudenza all'Università di Bologna, dal 1996 al 2006 è stato giudice del tribunale di Nicosia in provincia di Enna e consigliere applicato alla Corte d'assise d'appello a Caltanissetta.
Tra il 1998 e il 2005 si è occupato di importanti casi, tra cui il "Borsellino ter" sulla strage di via d'Amelio, sull'attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone, sulla "Strage di Gela", "Omicidio Ciancio”, "Piazza Pulita”.
È stato consigliere applicato alla Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta dove ha redatto la sentenza nel processo Borsellino ter sulla strage di via D'Amelio e la sentenza nel processo a Totò Riina e altri per l'attentato all'Addaura contro Giovanni Falcone. Per la sua attività gli fu assegnato il premio internazionale "Rosario Livatino". Su Borsellino disse "Ora tutti lo osannano, ma a quei tempi era stato lasciato solo". A Firenze, Barillaro si era occupato del pericolo degli anarco insurrezionalisti, ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e delle loro relazioni con l'enorme riciclaggio verso la Cina, che denunciò pubblicamente.
L'11 luglio la Guardia di Finanza eseguì 111 perquisizioni sequestrando 47 milioni di euro in un'operazione sul trasferimento di soldi dall'Italia alla Cina. L'operazione, firmata da Barillaro, era la terza del genere. Per il flusso di denaro illegale, in totale, sono stati scoperti 4,5 miliardi di euro, 24 persone arrestate e 581 denunciate. Numeri pazzeschi per un giudice a cui era stata tolta la scorta.
Nominato GIP di Firenze, si è occupato dell'area anarco-insurrezionalista, della truffa aggravata al Servizio Sanitario Nazionale e dell'evasione fiscale a carico dei vertici dell'azienda farmaceutica Menarini.
Come docente di diritto penale ha insegnato alla Scuola Superiore Professioni Legali dell'Università di Firenze, alla scuola forense "G. Alessi" di Caltanissetta, e della Formazione Permanente A.I.G.A. della sezione di Firenze. Dal 2008, sino alla morte, è stato consulente presso la Commissione Parlamentare Antimafia e ha prestato assistenza tecnica all'Unità Speciale per la Lotta alla Criminalità Organizzata ed alla Corruzione del governo della Macedonia.
È morto il 23 luglio 2012, all'età di 44 anni, nei pressi di Otjiwarongo, in Namibia, in incidente stradale avvenuto intorno alle 19. Nell'incidente hanno perso la vita un amico del giudice, l'avvocato fiorentino Roberto Colcellini, socio di un'attività ricettiva in Namibia e un cameriere namibiano che lavorava nella struttura del legale.
L'auto su cui viaggiavano i tre si è scontrata frontalmente con un camion.
Poco prima di morire, il 16 luglio, era stato oggetto di minacce di morte inviate alle redazioni fiorentine de La Nazione e La Repubblica, nelle quali veniva esultato il fatto che fosse stato tolto il dispositivo di protezione che gli era stato assegnato
Un Abbraccio
Silvestro Dell'Arte
in-ricordo-della-perdita39-del-giudice-michele-barillaro-1469251957b.html
Il GUP del Tribunale di Benevento con provvedimento del 14-07-2016 ha disposto il Decreto di RINVIO A GIUDIZIO PER USURA BANCARIA AGGRAVATA su conti correnti, a carico dei Vertici ed Dirigenti della Banca.
giovedì 21 luglio 2016
Tribunale di Udine: Il Giudice con sentenza n. 373-16 ha disposto che nelle ipotesi in cui vi sia una parziale mancanza degli estratti conto dall’origine del rapporto, il criterio del c.d. "saldo zero” debba essere applicato sia sul conto corrente principale sia sui c.d. "conti accessori” (conti anticipi, o di appoggio ecc.).
mercoledì 20 luglio 2016
Delitto di Usura. Chi Siamo
Chi siamo
Il Delitto di Usura è un foro informatico, senza scopo di lucro, costituito esclusivamente da vittime di usura ed estorsione bancaria e criminale, nonché da sostenitori anche anonimi.
Al fine di arginare la crescente speculazione presente soprattutto nel settore delle "consulenze tecniche” per le ricostruzioni contabili dei conti corrente e mutui bancari, il movimento si avvale di Professionisti convenzionati, tecnici e legali, esperti in Diritto Bancario.
Pertanto,attraverso i propri esperti, può fornire consulenza ed assistenza legale e finanziaria in materia di usura, anatocismo e contenziosi bancari in genere, per privati ed imprese, sia in ambito stragiudiziale che giudiziale. Offre inoltre un parere preliminare volto ad accertare la presenza di elementi di contestazione che possano dar luogo ad azioni legali.
Qualora si riscontrassero illeciti o irregolarità da parte della banca, i Consulenti convenzionati provvederanno a far elaborare una rigorosa e dettagliata perizia tecnica per quantificare quanto illegittimamente addebitato per usura, anatocismo, interesse ultralegale, ecc…, illustrando, poi, sia gli aspetti tecnici che legali della contestazione.
Per aderire al movimento non occorre sottoscrivere tessere.
Il fine è quello di costituire un vasto Movimento di Opinione in grado di effettuare una vasta raccolta di problematiche territoriali e trarre statistiche e casistiche da trasmettere all’attenzione di governi e parlamenti perchè vengano promulgate le giuste leggi in favore delle vittime bancarie.
È inaccettabile che il sistema bancario che non "fallisca mai” potendo contare su finanziamenti illimitati al costo dell’1%, a spese dei cittadini e che non paghi mai per i turpi errori finanziari commessi .
È altrettanto ingiusto e incostituzionale che le Banche dispongano di privilegi normativi quali le discrezionali segnalazioni alle centrali dei rischi e le unilaterali dichiarazioni di verità e certezza dei propri crediti, che le pongono in posizione di supremazia rispetto a tutti i consumatori.
Il Delitto di Usura ha il coraggio di denunciare ogni sorta di soverchieria del sistema bancario, anche laddove trova gli appoggi della politica .
Il movimento si prefigge di unire la protesta verso un sistema bancario che abusa dei privilegi e delle immunità, che gli vengono spesso garantiti da politici corrotti compiacenti e collusi .
Il Delitto di Usura sarà sempre presente con informazioni dirette ed immediate sia di tipo giurisprudenziale che di attualità.
Il ricorso allo strumento della comunicazione, della formazione e della informazione giuridica, circa i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti dei servizi bancari, creditizi, finanziari è elemento essenziale per approntare la migliore difesa dei propri interessi.
Il Delitto di Usura vuole promuovere l’attuazione di proposte legislative per contribuire ad eliminare privilegi e distorsioni del mercato in favore delle Banche, che hanno danneggiato milioni di famiglie e di aziende.
I promotori del Delitto di Usura sono assolutamente certi che solo un rilevante numero di adesioni, assolutamente gratuite, ed il coraggio di denunciare con forza e determinazione le sperequazioni in favore del sistema bancario, saranno l’arma vincente per giungere a riequilibrare il rapporto tra cittadini ed il sistema bancario.http://www.delittodiusura.it/chi-siamo.html